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XTrem Alpsman by The Stone 2026: tutti i risultati

LB
Da Luc Beurnaux

Pubblicato il gio 20 agosto 2026

Aggiornato il gio 20 agosto 2026

XTrem Alpsman by The Stone 2026: tutti i risultati
© Matteo Oltrabella

Lo scorso 27 giugno, AlpsMan ha scritto un nuovo capitolo della sua storia in Italia con il ritorno della prova di triathlon estremo The Stone, gara di culto nata nel 2016. Più di un semplice cambio di nome: è una nuova avventura per l’evento, fedele al DNA AlpsMan. Un’esperienza senza compromessi, dura, umana e profondamente radicata in montagna. Cambia lo scenario, non lo spirito: lo stesso dell’AlpsMan originario sul lago di Annecy.

Una giornata fuori scala tra i rilievi della Lombardia

Il lago d’Iseo, gioiello alpino incastonato ai piedi delle montagne lombarde, è diventato il palcoscenico di una giornata fuori scala. La partenza è in acqua, in mezzo al lago, dopo un tuffo da una barca: 3,8 km di nuoto per aprire le danze. Poi una frazione bike senza sconti, tra salite lunghe e panorami spettacolari, per 180 km e 4.100 m D+.

La corsa, nel puro spirito AlpsMan, porta gli atleti al limite: si parte nel cuore di Ponte di Legno, con “lo snodo” al km 20 per diventare “Stone Finisher” oppure “Legno Finisher”. Per chi arriva nei tempi, il finale è da leggenda: l’ultima ascesa fino al Passo Paradiso, a 2.600 m di quota, dopo 38,5 km e 2.200 m D+.

Successo francese tra gli uomini

Alla prima edizione sotto l’etichetta AlpsMan, lo scorso giugno, la gara ha sorriso a 93 finishers (su 200 iscritti): 60 sul formato Xtrem e 33 sul formato Half.

Sono le 18:12 quando i «triathleti di pietra» dell’AlpsMan Ponte di Legno by The Stone iniziano a tagliare il traguardo mitico piazzato a 2.600 m di quota, al Passo Paradiso, accolti dalla maestosità del ghiacciaio Presena. Si chiude così un viaggio incredibile nel cuore del triplo sforzo, cominciato alle 4 del mattino sulle rive del lago d’Iseo, nel silenzio ancora avvolto dal buio.

Davanti a tutti sullo Xtrem, dove ogni finisher viene celebrato da vincitore con la tradizionale Stone, il francese Issam Idjerouidene (Club des Nageurs de Paris) firma il miglior crono maschile in 14h12’13 : « La gara è stata semplicemente fantastica. È la prima volta che faccio una frazione di nuoto in linea retta, di notte, guidato solo dalla luce di un faro. C’era molto vento e corrente e, a un certo punto, è diventato davvero difficile. Anche la bici è stata fantastica, un po’ meno il Passo Gavia, soprattutto considerando la mia stazza. La corsa, invece, è stata un incubo: correre su così tante pietre è davvero duro. Ma resta un’esperienza completamente folle. » racconta il triathleta parigino.

© Matteo Oltrabella
Sandra Wolf, vincitrice al femminile

Al femminile, la miglior prestazione è della svizzera Sandra Wolf (Swiss Triathlon), vincitrice in 16h08’46 : « Il nuoto è stato difficile perché c’era molto vento. Vedevo bene la luce, ma ero sempre troppo concentrata su me stessa. Ho provato a correggere la traiettoria, ma non funzionava: sbagliavo di continuo e la nuotata è stata davvero impegnativa. Ho quasi avuto il mal di mare per quanto vento c’era sull’acqua. In bici, sulla parte pianeggiante è andato tutto perfettamente: non ho spinto troppo all’inizio, pensando alle montagne che mi aspettavano. La prima salita era bellissima, ma poi è arrivata una discesa lunghissima. Non ho mangiato abbastanza e sono arrivata in fondo in difficoltà. Sul Gavia è stata dura nella parte nel bosco, dove la pendenza era molto ripida e non si riusciva a fare curva. Sono felicissima di essere arrivata lassù. »

Un tracciato da togliere il fiato

La distanza regina è partita con 3,8 km di nuoto nelle acque del lago d’Iseo. Guidati solo dal fascio di luce di un faro, i triatleti hanno attraversato il lago da una sponda all’altra per raggiungere la prima zona cambio, nella città di Iseo lato Brescia, prima del cancello orario fissato alle 6:20.

Dalla T1, allestita sulle rive del lago, hanno inforcato la bici per 180 km durissimi. Sulle strade della Val Camonica, gli atleti hanno accumulato oltre 4.100 m di dislivello positivo, con tre ascese leggendarie in programma: Passo Aprica, Mortirolo e Gavia, quest’ultimo punto più alto del percorso a 2.652 m di quota.

La gara è poi entrata nella sua fase decisiva con una frazione di corsa di 39 km, sui sentieri dell’alta Val Camonica. Da Ponte di Legno, gli atleti hanno attraversato Zoanno, Precasaglio, Villa Dalegno, Temù e Valbione, in una salita quasi continua.

© Matteo Oltrabella
Il futuro vincitore fa suonare la campana

Il check-point di Ponte di Legno, al km 23, si è confermato ancora una volta uno dei momenti clou della giornata. Chi è arrivato prima delle 18:30 ha potuto far suonare la mitica campana e proseguire l’avventura verso il Passo del Tonale. Da lì, gli ultimi 7 km in alta quota nella Val Presena: 800 m D+ per raggiungere il Paradiso.

Diciassette triatleti, invece, non sono riusciti a stare dentro il tempo massimo. Hanno concluso la prova su un percorso alternativo più in basso, con arrivo alla Wood Finish Line di Ponte di Legno.

Anche i partecipanti dell’Xtrem a staffetta hanno vissuto tutta l’intensità e le emozioni dell’evento. In squadre da due o tre, si sono divisi le frazioni del percorso, rendendo questa giornata di sport, endurance e passione ancora più carica, dentro scenari spettacolari.

Un nuovo formato « Half »

Tra le novità più apprezzate di questa edizione, l’Half Triathlon ha proposto un’esperienza intensa e spettacolare, su distanze comunque più corte rispetto allo Xtrem.

La frazione di nuoto, più breve, ha mantenuto tutta la magia della traversata notturna del lago.

La bici, 145 km per 2.790 m D+, ha seguito buona parte del tracciato della prova principale fino a Ponte di Legno. Gli atleti hanno affrontato in particolare due salite simbolo del territorio: Passo Aprica e Mortirolo.

La corsa, 22 km per 850 m D+, si è sviluppata attorno a Ponte di Legno e sul fondovalle, alternando tratti scorrevoli e passaggi più tecnici in alcuni dei panorami più iconici dell’alta Val Camonica, prima dell’arrivo nel cuore del paese.

« È stata dura », racconta Matteo Andreini (Sportaction), bergamasco e autore del miglior crono maschile in 8h27’50.

© Matteo Oltrabella
The Stone, il trofeo consegnato ai finishers

« Con la scusa di fare un Half si prova ad andare molto più forte, ma è una gara che merita tantissimo rispetto. E oggi il caldo era davvero eccessivo. È stato bellissimo partecipare per la terza volta, le prime due sul Full, ed è un onore riuscire a finire davanti. Fino a tre quarti della bici ero secondo, con un giovane atleta davanti. Ho dato tutto, ma non c’era alcuna garanzia che bastasse. »

« Una gara estremamente difficile », ha dichiarato Cristina Nardin (TRI Alto Adige), di Bolzano e autrice del miglior crono femminile in 10h19’58.

« La frazione bike, che ho adorato, l’ho spinta parecchio. La corsa è stata dura, non avevo più gambe. Un viaggio magnifico dal lago alle montagne. Condividerlo con gli altri partecipanti è stato davvero emozionante. »