Pierre Le Corre prima dell’IRONMAN World Championship 2026 alle Hawaii: «Voglio scrivere un’ultima pagina nel triathlon lunga distanza»
© Korupt Vision/IRONMAN

Pierre Le Corre prima dell’IRONMAN World Championship 2026 alle Hawaii: «Voglio scrivere un’ultima pagina nel triathlon lunga distanza»

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Da Luc Beurnaux

Pubblicato il mer 7 ottobre 2026

Aggiornato il mer 7 ottobre 2026

Pierre Le Corre ha vissuto tutto nel circuito del triathlon: una vittoria nelle WTCS, un titolo europeo, un titolo mondiale nella staffetta mista e il quarto posto ai Giochi di Parigi 2024. Dopo 15 anni nel triathlon olimpico, ha deciso di cimentarsi sulla distanza regina dell’IRONMAN. Chiudendo al secondo posto il suo primo IRONMAN a inizio stagione, il francese di Vannes ha conquistato, un po’ a sorpresa, la qualificazione per le Hawaii. A 36 anni sarà uno dei rookie della gara di sabato 10 ottobre e punta soprattutto a fare esperienza, per arrivare più preparato e affrontare questa sfida nei prossimi anni.

Pierre, perché hai scelto il triathlon lunga distanza e l’IRONMAN?

Perché nella squadra olimpica francese la concorrenza cominciava a farsi davvero serrata, con l’arrivo di atleti giovani. Conosco bene la difficoltà di qualificarsi per questa squadra, il livello di densità che c’è, e quello che mi interessava era continuare a gareggiare ai massimi livelli.

Erano 15 anni che gareggiavo sulla distanza olimpica e penso di averla esplorata in ogni sua dimensione. Mi sono detto che era il momento giusto per fare qualcosa di diverso, restando comunque su gare di alto livello. L’IRONMAN e le lunghe distanze si adattavano bene a me, perché sono gare di resistenza e, con l’età che avanza, per me è quasi un vantaggio.

È stato anche un modo per ripartire dopo i Giochi di Parigi 2024, che erano stati frustranti per te?

Sono arrivato ai Giochi di Parigi nella miglior condizione e al mio miglior livello. Da questo punto di vista non ho rimpianti, ma probabilmente mi sono mancati un po’ di fortuna e di opportunità, con le varie cadute nelle mie gare. Avrebbe potuto davvero andare a mio favore, ma alla fine sono state soprattutto le circostanze a impedire che accadesse.

Ho impiegato un po’ di tempo per smaltire la delusione, poi mi sono detto che ero stato fortunato ad arrivare fin lì. Il triathlon sulle distanze brevi è una disciplina condizionata dagli imprevisti di gara, con tanti rischi da prendere, e a volte tutto si decide per pochissimo. Ero comunque soddisfatto della mia preparazione e del livello che avevo raggiunto.

Il 2025 è stato poi un anno strano, in cui non sapevo bene cosa volessi fare. Ho alternato lunga e corta distanza e mi sono anche infortunato nei momenti peggiori. È diventato così un anno di transizione, passato a cercare di capire quale direzione prendere. Alla fine, però, è diventato evidente: per me il triathlon sulle distanze brevi era finito e avevo ancora voglia di scrivere un’ultima pagina sulla lunga distanza. Con l’obiettivo di qualificarmi alle Hawaii e vivere questa esperienza.

© Janos Schmidt / World Triathlon
© Janos Schmidt / World Triathlon

Sei stato campione del mondo di triathlon lunga distanza nel 2022. Questa attrazione per le gare lunghe c’è sempre stata?

Non essendo stato convocato per i Giochi di Tokyo 2021, avevo già pensato di dedicarmi al triathlon lunga distanza, dove nel 2022 ho iniziato a ottenere qualche buon risultato. In realtà, però, dopo Tokyo ho continuato a essere competitivo sulla distanza olimpica e alla fine mi sono qualificato per Parigi 2024.

Il triathlon olimpico è una disciplina condizionata dagli imprevisti di gara, con molti rischi da prendere, e a volte tutto si decide per pochissimo.

Pierre Le Corre
Pierre Le Corre4º ai Giochi di Parigi 2024

A inizio 2026 hai debuttato alla grande nell’IRONMAN, chiudendo al secondo posto l’IRONMAN Nuova Zelanda dopo appena due settimane di allenamento specifico…

Sì, e mi ha sorpreso, perché alla fine della stagione 2025 mi ero fratturato alcune costole e avevo dovuto fermarmi per più di due mesi. La preparazione per il mio primo IRONMAN era quindi molto limitata e sono rimasto sorpreso dal livello che ho mostrato a Taupo. Questo fine settimana a Kona il livello sarà diverso, bisogna esserne consapevoli, ma in Nuova Zelanda non mi aspettavo di stare davanti con tanta facilità. Non ho mai avuto la sensazione di dover spingere davvero in quella giornata.

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Avevi scelto quella data e quella gara perché offrivano l’opportunità di qualificarti presto alle Hawaii?

No, all’inizio era soprattutto un’occasione per viaggiare. Volevamo andare un po’ nell’emisfero australe, cogliendo le opportunità di gara disponibili in quel periodo. Non avevo alcuna intenzione di qualificarmi alle Hawaii in quella gara, vista la preparazione molto limitata. Sono partito senza ambizioni di piazzamento, con obiettivi più tattici e strategici, perché scoprivo quella distanza per la prima volta.

È uno sport diverso da quello che praticavi sulle distanze brevi?

Completamente. L’IRONMAN 70.3 non è poi così lontano dal triathlon olimpico, ma l’IRONMAN è un altro mondo e richiede un approccio specifico. Ho fatto molta fatica a prepararmi e a svolgere un lavoro mirato per l’IRONMAN. Dopo tanti anni con una preparazione molto precisa per il triathlon olimpico, ho dovuto cambiare tutto radicalmente e mi è costato adattarmi. Quando vedo i miei nuovi avversari qui a Kona, mi rendo conto che non ho fatto necessariamente gli stessi allenamenti. Sono ancora in piena fase di apprendimento.

Quest’anno a Kona c’è un livello mai visto. Sento che si partirà fortissimo e non bisognerà ascoltare troppo le sensazioni. Ma ignorarle significa anche rischiare di saltare e non arrivare al traguardo.

PIerre Le Corre
PIerre Le CorreRookie nell’IRONMAN

In concreto, cosa significa?

Significa fare uscite lunghe, se non lunghissime, al ritmo specifico dell’IRONMAN, con un’alimentazione adeguata e tanti carboidrati. Ed è qualcosa che faccio fatica a fare, anche perché non è necessariamente quello che mi va di fare. È piuttosto paradossale.

Bisogna anche prepararsi mentalmente a sostenere questi volumi. Non è necessariamente molto duro dal punto di vista fisico, ma è lunghissimo e occupa l’intera giornata. Parti con lo zaino pieno di zuccheri e mangi solo zuccheri, quindi è piuttosto particolare. Ovviamente ho svolto alcune sedute di questo tipo, ma non molte.

Come hai costruito la stagione dopo aver ottenuto la qualificazione per le Hawaii?

Da giugno ho concentrato tutta la parte finale della stagione sulle Hawaii, soprattutto per cercare di arrivare fresco. Ho corso poco per preservare le energie, a parte la Yotta XP de Vichy, l’IRONMAN 70.3 di Swansea (Galles), dove sono arrivato quinto, e il Triathlon XL di Gérardmer (Francia), dove ho chiuso secondo. Ho potuto anche testare parte del materiale che avrei usato a Kona.

Cosa ti aspetti da questi Mondiali IRONMAN?

Non lo so bene, a dire il vero (ride). Vorrei innanzitutto arrivare al traguardo e disputare una gara completa. Magari riuscire a stare con gli altri, anche se le condizioni possono essere davvero, davvero dure.

© Korupt Vision/IRONMAN
© Korupt Vision/IRONMAN

Pensi di poter competere con i migliori specialisti?

Quest’anno il livello è senza precedenti. Ognuno dei 55 professionisti è fortissimo, si andrà molto veloci e bisognerà riuscire a non andare fuori giri. Perché se si corre sempre oltre il proprio limite, è certo che non si arriva al traguardo. E io non voglio finire così. Voglio chiudere con una bella maratona, correndo in modo pulito, ma anche restare vicino alla dinamica della testa della gara.

È difficile affrontarla, perché sento che si partirà fortissimo e non bisognerà ascoltarsi troppo. Ma non ascoltarsi significa anche rischiare di non finire. L’obiettivo, quindi, è restare nella parte avanzata della gara, almeno a metà del gruppo, lasciando andare i grandi passisti e mantenendo il mio ritmo, per poi correre una buona maratona. Non punto a un risultato specifico. Saranno i miei dati, la frequenza cardiaca e i watt a dettare il ritmo, e giocherò con questi parametri per arrivare almeno al traguardo.

Bisognerà avere pazienza e giocare sul filo del limite.

Pierre Le Corre
Pierre Le CorreSecondo all’IRONMAN Nuova Zelanda 2026

C’è qualcosa che temi in modo particolare in questa gara?

Sicuramente andare fuori giri e non riuscire più a recuperare. Una volta superata una certa soglia di frequenza cardiaca, per scendere l’unica soluzione è fermarsi. E fermarsi significa perdere la gara.

Hai scoperto Kona e il suo ambiente. Cosa ti ha colpito?

È grande, maestosa. Le strade ampie e i lunghi rettilinei in bici sono impressionanti. Il caldo, insieme all’umidità e ai raggi UV, è piuttosto difficile da sopportare. Ci si rende conto di essere su un vulcano. Ho studiato un po’ i punti chiave del percorso, tra cui l’Energy Lab. Ci siamo stati nel pieno del pomeriggio, in condizioni estreme. È durissimo e difficile correre forte. Anche qui bisognerà avere molta pazienza e saper stare sul filo del limite. Penso che quest’anno ci saranno molte vittime. A un certo punto tutti vorranno giocarsi le proprie carte e credo che ci saranno molti ritiri o crolli.

Avevi segnato questa gara quando hai iniziato a fare triathlon?

In realtà ho conosciuto il triathlon proprio attraverso le Hawaii. Ero a Philadelphia nel 2006 per uno scambio. In televisione trasmettevano immagini della gara e reportage su persone che avevano attraversato momenti difficili nella vita e si lanciavano in questa sfida sportiva. All’epoca la gara veniva presentata così, ed è in questo modo che l’ho scoperta. Quando sono diventato triatleta, è sempre stata una gara che volevo inserire nella mia lista dei desideri. Sono contento di poterla spuntare… Almeno, spero.

Sarà un’esperienza unica o hai già voglia di tornare?

Se potessi tornare l’anno prossimo, sarebbe fantastico. Quest’anno voglio raccogliere più riferimenti possibile, capire cosa richiede la gara, soprattutto dal punto di vista fisico e fisiologico, perché è vero che arrivo un po’ allo sbaraglio rispetto a molti atleti. Poi tornare l’anno prossimo, magari con una preparazione strategica un po’ migliore e anche con più esperienza sul materiale, per riuscire a disputare una gara migliore.

PIERRE LE CORRE IN BREVE

  • Nato il 3 marzo 1990 a Vannes

  • Club: Yotta Team, Les Sables Vendée Triathlon

Palmarès

  • 4º ai Giochi di Parigi 2024

  • 25º ai Giochi di Rio 2016

  • Vincitore della WTCS Sunderland 2023

  • Vincitore dell’Ironman 70.3 des Sables d’Olonne 2022, secondo nel 2023

  • Secondo all’Ironman 70.3 Dubai 2026

  • Secondo all’IRONMAN Nuova Zelanda 2026

  • Campione francese Elite sulla distanza olimpica nel 2014 e nel 2015

  • Campione europeo Elite sulla distanza olimpica 2018

  • Campione del mondo nella staffetta mista 2022

  • Campione del mondo di triathlon lunga distanza World Triathlon 2022

  • Campione del mondo U23 2013

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