Storia e leggenda dell’IRONMAN di Hawaii, il Graal del triathlon
Pubblicato il lun 21 settembre 2026
È sull’isola di Hawaii che tutto è cominciato per il triathlon IRONMAN. Su una terra vulcanica, talvolta bruciata dalla lava, il seme ha attecchito. La combinazione di tre discipline e tre distanze gigantesche ha dato lustro al triathlon e alla distanza IRONMAN. Senza fronzoli né regole eccessive, con uno stile minimalista, nel pieno della temperie «libertaria» degli anni Settanta. E quasi in sordina, lontano dal grande circo in cui il circuito IRONMAN si è trasformato. L’idea dei coniugi Collins era quella giusta e l’arcipelago delle Hawaii il luogo ideale. Da quasi cinquant’anni, la fiamma dell’IRONMAN continua a brillare nel cuore di centinaia di triatleti professionisti e di migliaia di amatori, tutti accomunati dal sogno di calcare un giorno questa Terra Promessa del triathlon. Triathlons.com vi porta nel cuore della storia del triathlon alle Hawaii.
La storia del triathlon moderno è legata a doppio filo a un continente, l’America, e a due dei suoi Stati più rappresentativi del sogno americano. Prima la California degli anni Settanta, dove tutto sembrava possibile, compresa la pratica di nuovi sport, soprattutto acquatici e di scivolamento. Poi il cinquantesimo e ultimo Stato entrato nell’Unione, Hawaii. È tra la costa occidentale americana e il cuore del Pacifico che nascerà la leggenda del triathlon. Figlio dei beatnik e della California hippie, il triatleta dai capelli lunghi, in costume e ombelico al vento, si divertiva ad aprire brecce nel mondo degli sport di endurance, creando un universo a sé, singolare, con codici destinati a definirsi poco alla volta.
L’Europa, poi la California, prima delle Hawaii
Mentre l’Europa della Belle Époque aveva gettato le basi delle prove combinate negli anni Venti, con sequenze di corsa, ciclismo, canottaggio e talvolta nuoto, la nuova ondata di sportivi californiani avrebbe radicato definitivamente questa disciplina chiamata triathlon, favorendone la diffusione.
La prima gara ufficialmente denominata triathlon risale al 1974 a San Diego, anche se l’ordine delle discipline non era quello attuale: si correva, si pedalava e poi si nuotava. Più tardi, la leggenda racconta che il trittico oggi conosciuto da tutti prese ufficialmente vita in un bar di Honolulu, il Primo. Tutto nacque da una sfida lanciata, probabilmente dopo qualche pinta, da alcuni Marines della US Navy di stanza nell’arcipelago. In cerca di una nuova prova, si chiesero chi fosse l’atleta più completo e resistente: il nuotatore, il corridore o il ciclista.
Per chiudere la discussione, il comandante John Collins, già tra i 46 finisher del triathlon di San Diego, propose di decretare il miglior atleta attraverso una gara che riunisse le tre prove più dure dell’arcipelago:
• la Waikiki Roughwater Swim, 3,85 km a nuoto
• la gara ciclistica Around-Oahu, 185 km in bici
• la maratona di Honolulu, 42,195 km di corsa
La prima edizione a Honolulu e le donne al via già dalla seconda
Nasce così quello che oggi chiamiamo formato IRONMAN: 3.800 metri di nuoto, 180 km in bici e 42,195 km di corsa. Nessuna via di mezzo e nessun formato intermedio per questi autentici pionieri. Collins si limitò ad adattare i percorsi esistenti, facendo coincidere partenza e arrivo sulle rive di Waikiki. E aggiunse: «Il primo a tagliare il traguardo sarà chiamato uomo d’acciaio».
Nel febbraio 1978, a Honolulu, sull’isola di Oahu, 15 uomini affrontarono questo trittico infernale. In 12 arrivarono al traguardo e ciascuno ricevette una statuetta di ferro. Gordon Haller fu il primo a tagliare il traguardo, in 11h46’58”, mentre John Collins concluse in 17 ore. L’anno seguente si replicò. Furono più di cinquanta a raccogliere la sfida, tra cui la prima donna, Lyn Lemaire, ciclista, che chiuse quinta assoluta. In un’epoca in cui alle donne veniva ancora negato il pettorale nelle gare su strada, come le maratone, il triathlon dimostrava già una notevole apertura accogliendole naturalmente al suo interno.
Il successo travolgente porta la gara a Kona, sulla Big Island
La distanza IRONMAN era nata, e nel modo migliore. Un articolo pubblicato su Sports Illustrated e il primo servizio televisivo diedero all’evento un successo inatteso. Con il passare degli anni e delle edizioni, l’arcipelago hawaiiano divenne il luogo imprescindibile della disciplina. Nel 1981 la gara si spostò da Oahu a Kona per accompagnare la crescita dell’evento e offrire agli atleti le condizioni migliori.
Quasi cinquant’anni dopo, ogni fine stagione migliaia di atleti arrivano ancora qui per partecipare a quella che dal 1990 è diventata la prova iridata sulla distanza IRONMAN. Nel corso dell’anno, oltre 100.000 atleti cercano di conquistare il loro prezioso slot nelle centinaia di IRONMAN organizzati oggi in circa sessanta Paesi, con accesso alla finale hawaiiana.
Kona, una cittadina di 12.000 abitanti, vive allora al ritmo del triathlon una volta all’anno. In questa zona vulcanica, epicentro di un terremoto nel 2006 e colpita dall’eruzione del Kīlauea nel 2018, il triathlon si è fatto spazio sotto gli occhi stupiti degli abitanti, inizialmente perplessi davanti all’arrivo improvviso, ogni ottobre, di questi strani sportivi dall’abbigliamento giudicato inappropriato. Durante le due settimane di ottobre è impossibile sfuggire alla follia IRONMAN, soprattutto nei pressi del celebre Pier, dove all’alba i triatleti ancora alle prese con il jet lag si tuffano nelle acque calde del Pacifico e cercano rassicurazioni prima della gara dell’anno. Tra mante, delfini e tartarughe nella baia di Captain Cook, la maggior parte degli age grouper vive un sogno a occhi aperti.
Il Pier, la cappella, la Queen Ka’ahumanu Highway e l’Energy Lab
Il giorno della gara, il colpo di cannone dà il via ai 3.800 metri di nuoto senza muta. La mitica cappella bianca si allontana tra correnti imprevedibili e acqua che sembra non finire mai. Poi arrivano i 180 km in bici, con quasi 1.500 metri di dislivello, il giro di boa a Hawi e il rientro spesso controvento sull’interminabile Queen K Highway. Infine, la maratona nell’umidità e nel caldo soffocante dell’Energy Lab, quell’immensa distesa di lava incandescente, oppure lungo Palani Road e le sue brevi rampe spezzagambe. Alla fine dell’avventura, il traguardo rovente sul Pier, le corone d’alloro e d’ibisco, oppure i colori di un magnifico tramonto accompagnano gli ultimi metri degli age grouper.
Scenari di gara incredibili e ancora nessun vincitore francese
Il volto paradisiaco dell’isola, in totale contrasto con l’inferno che si può vivere in gara, è un elemento fondamentale del mito: paesaggi da sogno, atmosfera unica, confezione marketing perfetta, un percorso meno semplice di quanto sembri per via di condizioni meteo mutevoli e spesso difficili, oltre alla drammaturgia tipica di un evento di ultra-endurance. L’arrivo strisciante di Julie Moss nel 1982, i crolli improvvisi, le rimonte di chi sembrava ormai tagliato fuori e il traguardo raggiunto da tutti: sono immagini e momenti che alimentano la storia e la mitologia hawaiiana.
Correre a Kona e tagliare quella finish line significa entrare nella leggenda accanto ai pionieri della disciplina, come il Big Four americano composto da Dave Scott, Mark Allen, Scott Molina e Scott Tinley, capaci di conquistare insieme 13 edizioni nei primi anni della gara e di rendere popolare il triplo sforzo in tutto il mondo. Significa poter dire di aver corso accanto alle stelle degli anni Novanta e Duemila: Greg Welch (Australia), Luc Van Lierde (Belgio), Thomas Hellriegel (Germania), Peter Reid (Canada), Tim de Boom (Stati Uniti), Normann Stadler (Germania)…
Significa rivivere la stretta di mano incredibile scambiata in piena maratona nel 2010 dall’australiano Chris McCormack e dal tedesco Andreas Raelert, che lasciò andare il primo verso il secondo titolo, simbolo del dominio dell’emisfero australe tra il 2007 e il 2012.
Significa assistere da lontano al dominio tedesco del periodo 2014-2019, quando Patrick Lange, Jan Frodeno e Sebastian Kienle si alternarono sul gradino più alto del podio, e all’emergere di una nuova generazione di triatleti norvegesi, che potrebbe tornare a dominare anche quest’anno.
Significa anche misurare la crescita vertiginosa delle atlete, che dalla zimbabwese Paula Newby Fraser alle svizzere Natascha Badmann e Daniela Ryf, passando per la britannica Chrissie Wellington, l’australiana Mirinda Carfrae e Lucy Charles-Barclay, hanno ridotto costantemente il divario con gli uomini.
E chiedersi quando un atleta francese riuscirà a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro. Sam Laidlow, secondo a Kona nel 2022, sembra il più attrezzato per riuscire dove hanno fallito i precedenti big francesi (Patrick Vernay, Cyrille Viennot, François Chabaud, Isabelle Mouthon, René Rovera, Yves Cordier): salire sul gradino più alto del podio hawaiiano. Ha già il vantaggio psicologico di essere diventato, nel 2023, il primo francese campione del mondo IRONMAN. Ma a Nizza.
Una gara quasi vittima del proprio successo
Da autentici uomini d’affari, i vertici di IRONMAN, ormai un marchio di grande valore, hanno voluto rendere il sogno hawaiiano sempre più accessibile. In pochi anni, il numero dei qualificati alla finale di Kona è passato da 1.700 a 2.300, provocando soprattutto problemi di scia e mettendo in discussione l’equità della gara. Le partenze a ondate, introdotte nel 2019, hanno corretto questa deriva. Ma hanno fatto scomparire la Mass Start, così simbolica di una disciplina in cui tutti, dal campione all’amatore, potevano vantarsi di partire nella stessa gara, fianco a fianco. L’aumento dei pettorali ha inoltre reso necessaria, dal 2019, una gara femminile il sabato e una maschile la domenica, aumentando le esigenze e i problemi logistici della piccola città hawaiiana.
Il sovraffollamento di Kona nella settimana precedente alla gara ha rischiato di comprometterne la sostenibilità e ha offuscato l’immagine dell’organizzazione. Per questo, nel 2023, è stata decisa l’alternanza dei Campionati del mondo IRONMAN tra Nizza, in Francia, e Kona, con una separazione tra gare femminili e maschili negli anni alterni. Un’idea giudicata bizzarra dalla comunità, rimasta in vigore soltanto dal 2023 al 2025.
Per l’edizione 2026, i Campionati del mondo IRONMAN tornano nella loro terra d’origine e d’elezione, Kona, e al formato originale: un’unica gara con uomini e donne insieme, per un massimo di 3.000 partecipanti. Un ritorno alle origini accolto con favore dall’intero microcosmo.
L’albo d’oro dell’IRONMAN di Hawaii
Anno | Vincitrice | Vincitore |
2025 | Solveig Lovseth (Norvegia) | Alternanza con Nizza |
2024 | Alternanza con Nizza | Patrick Lange (Germania) |
2023 | Lucy Charles-Barclay (Gran Bretagna) | Alternanza con Nizza |
2022 | Chelsea Sodaro (Stati Uniti) | Gustav Iden (Norvegia) |
2021 | Daniela Ryf (Svizzera) | Kristian Blummenfelt (Norvegia) |
2020 | Annullato per Covid | Annullato per Covid |
2019 | Anne Haug (Germania) | Jan Frodeno (Germania) |
2018 | Daniela Ryf (Svizzera) | Patrick Lange (Germania) |
2017 | Daniela Ryf (Svizzera) | Patrick Lange (Germania) |
2016 | Daniela Ryf (Svizzera) | Jan Frodeno (Germania) |
2015 | Daniela Ryf (Svizzera) | Jan Frodeno (Germania) |
2014 | Mirinda Carfrae (Australia) | Sebastian Kienle (Germania) |
2013 | Mirinda Carfrae (Australia) | Frederik Van Lierde (Belgio) |
2012 | Leanda Cave (Gran Bretagna) | Pete Jacobs (Australia) |
2011 | Chrissie Wellington (Gran Bretagna) | Craig Alexander (Australia) |
2010 | Mirinda Carfrae (Australia) | Chris McCormack (Australia) |
2009 | Chrissie Wellington (Gran Bretagna) | Craig Alexander (Australia) |
2008 | Chrissie Wellington (Gran Bretagna) | Craig Alexander (Australia) |
2007 | Chrissie Wellington (Gran Bretagna) | Chris McCormack (Australia) |
2006 | Michellie Jones (Australia) | Normann Stadler (Germania) |
2005 | Natascha Badmann (Svizzera) | Faris Al-Sultan (Germania) |
2004 | Natascha Badmann (Svizzera) | Normann Stadler (Germania) |
2003 | Lori Bowden (Canada) | Peter Reid (Canada) |
2002 | Natascha Badmann (Svizzera) | Tim DeBoom (Stati Uniti) |
2001 | Natascha Badmann (Svizzera) | Tim DeBoom (Stati Uniti) |
2000 | Natascha Badmann (Svizzera) | Peter Reid (Canada) |
1999 | Lori Bowden (Canada) | Luc Van Lierde (Belgio) |
1998 | Natascha Badmann (Svizzera) | Peter Reid (Canada) |
1997 | Heather Fuhr (Canada) | Thomas Hellriegel (Germania) |
1996 | Paula Newby-Fraser (Stati Uniti) | Luc Van Lierde (Belgio) |
1995 | Karen Smyers (Stati Uniti) | Mark Allen (Stati Uniti) |
1994 | Paula Newby-Fraser (Zimbabwe) | Greg Welch (Australia) |
1993 | Paula Newby-Fraser (Zimbabwe) | Mark Allen (Stati Uniti) |
1992 | Paula Newby-Fraser (Zimbabwe) | Mark Allen (Stati Uniti) |
1991 | Paula Newby-Fraser (Zimbabwe) | Mark Allen (Stati Uniti) |
1990 | Erin Baker (Nuova Zelanda) | Mark Allen (Stati Uniti) |
1989 | Paula Newby-Fraser (Zimbabwe) | Mark Allen (Stati Uniti) |
1988 | Paula Newby-Fraser (Zimbabwe) | Scott Molina (Stati Uniti) |
1987 | Erin Baker (Nuova Zelanda) | Dave Scott (Stati Uniti) |
1986 | Paula Newby-Fraser (Zimbabwe) | Dave Scott (Stati Uniti) |
1985 | Joanne Ernst (Stati Uniti) | Scott Tinley (Stati Uniti) |
1984 | Sylviane Puntous (Canada) | Dave Scott (Stati Uniti) |
1983 | Sylviane Puntous (Canada) | Dave Scott (Stati Uniti) |
1982 (ottobre) | Julie Leach (Stati Uniti) | Dave Scott (Stati Uniti) |
1982 | Kathleen McCartney (Stati Uniti) | Scott Tinley (Stati Uniti) |
1981 | Linda Sweeney (Stati Uniti) | John Howard (Stati Uniti) |
1980 | Robin Beck (Stati Uniti) | Dave Scott (Stati Uniti) |
1979 | Lyn Lemaire (Stati Uniti) | Tom Warren (Stati Uniti) |
1978 | x | Gordon Haller (Stati Uniti) |
I migliori piazzamenti francesi all’IRONMAN di Hawaii
Anno | Atleta | Posizione | Tempo |
2024 | Léon Chevalier | 4° | 7h46’54” |
2022 | Sam Laidlow | 2° | 7h42’23” |
2022 | Léon Chevalier | 7° | 7h55’51” |
2022 | Clément Mignon | 9° | 7h56’57” |
2015 | Cyrille Viennot | 6° | 8h25 |
2014 | Cyrille Viennot | 5° | 8h22 |
2014 | Romain Guillaume | 10° | 8h30 |
2008 | Patrick Vernay | 6° | 8h30 |
2007 | Patrick Vernay | 10° | 8h35 |
2006 | Patrick Vernay | 10° | 8h28 |
2004 | René Rovera | 9° | 9h04 |
2002 | François Chabaud | 6° | 8h30 |
1999 | Christophe Buquet | 9° | 8h38 |
1998 | René Rovera | 7° | 8h41 |
1995 | Isabelle Mouthon | 2° | 9h25 |
1995 | Béatrice Mouthon | 8° | 9h53 |
1989 | Yves Cordier | 8° | 8h39 |